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Rai, mille piazze per la libertà

sabato 26 febbraio 2005

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di Giuseppe Giulietti

«Si è fatto un uso criminoso della Tv...», chi ha pronunciato questa frase? Forse Romano Prodi o Piero Fassino dopo essere stati manganellati a reti semi-unificate sul caso Telekom-Serbia? Forse Santoro, Biagi, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Oliviero Beha, dopo essere stati colpiti da provvedimenti di violenta censura e di soppressione fisica delle loro trasmissioni? No, le tante vittime della tv non hanno mai osato tanto.

L’implacabile atto d’accusa e di dolore fu invece pronunciato in un memorabile intervento dalla Bulgaria da Silvio Berlusconi, il signore e padrone delle Tv e si riferiva a quella indimenticabile intervista che Enzo Biagi aveva realizzato con Roberto Benigni.

Il sovrano offeso s’indignò e così chiese ed ottenne la testa di Biagi, di Santoro, di Luttazzi. Il grido di dolore berlusconiano ci è tornato in mente assistendo, solo per dovere d’ufficio..., alla puntata della trasmissione «Punto e a capo» dedicata ai fatti di Genova e, soprattutto, alle carte processuali. Il prode Masotti non ci ha risparmiato proprio nulla. Nel corso della serata sono state trasmesse persino parti di registrazioni telefoniche, alcune delle quali non ancora acquisite dal tribunale. Come sono arrivate alla redazione? A che titolo il ministro Gasparri, eletto in Calabria, dispensava autorizzazioni alla messa in onda? Per quale ragione si è celebrato il processo in diretta tv? L’equilibrio fra le ragioni della difesa e quelle dell’accusa non è stato minimamente rispettato. Le lettere di protesta degli avvocati e dell’europarlamentare Agnoletto sono state ignorate o sono state lette in modo approssimativo e non comprensibile. Quanto è accaduto, per altro, e perfino in aperto contrasto con le stesse direttive in materia di processi in tv approvate dalla Commisssione parlamentare di vigilanza.

Provate ora ad immaginare cosa sarebbe accaduto se un’analoga trasmissione fosse stata realizzata sui processi Dell’Utri o Previti o sulla istruttoria in corso sui cosiddetti fondi neri di Mediaset, quest’ultima per altro ha già querelato preventivamente i cronisti di alcuni quotidiani. Non dovrebbe essere difficile realizzare una simile trasmissione con tante e autorevoli registrazioni telefoniche, con abbondante materiale, con assegni inquadrati in primo piano, e magari cancellando la difesa degli imputati eccellenti e stabilendo le opportune connessioni logiche tra il presidente del Consiglio, i suoi amici, i fondi neri, ed indicando nella destra italiana (come si è cercato di fare ieri sera nei confronti della sinistra ed in particolare nei confronti di Sergio Cofferati e di Furio Colombo), il vero mandante ed il beneficiario delle eventuali scorpacciate di denaro, di potere, di privilegi, di legalità.

Se una simile trasmissione dovesse mai andare in onda, il presidente del Consiglio Berlusconi probabilmente non si limiterebbe più a parlare di uso criminoso della tv, ma invocherebbe licenziamenti in tronco, misure disciplinari, forse non escluderebbe neppure il ricorso alla fucilazione.... ovviamente mediatica. Una trasmissione siffatta, invece, è andata regolarmente in onda, con il silenzio complice del direttore di Raidue il leghista Ferrario, quello che aveva già cancellato il Moliére di Paolo Rossi, e del direttore generale Cattaneo, quello che si è rifiutato di disporre l’immediato reintegro di Michele Santoro e della sua redazione, reintegro già deciso da un tribunale.

Nei giorni scorsi il medesimo direttore Cattaneo aveva invece disposto l’immediata messa in onda, curata dal fedelissimo Masotti, di una puntata di riparazione sui temi della mafia per riparare ai guasti prodotti all’immagine della Sicilia (o forse della mafia) dalla bella inchiesta curata da «Reporter» e che aveva suscitato l’indignazione di Totò vasa, vasa, Cuffaro.

Cosa dirà questa volta Cattaneo? Quando andrà in onda una puntata di riparazione?
Le opposizioni hanno già chiesto alla Rai di ripristinare la legalità oltraggiata. Ma è assai probabile che questi signori (?) facciano finta di nulla. Quanto è accaduto ieri e la contestuale rimozione di due bravi cronisti della Rai che seguivano il processo Previti a Milano, è l’ultima clamorosa conferma delle intenzioni di Berlusconi e dei suoi soci. La paura della possibile sconfitta li spingerà oltre l’immaginabile durante la campagna elettorale. Il governo monocolore della Rai è stato lasciato in vita affinché possa gestire la campagna elettorale come un autentico servizio d’ordine. Sarà bene saperlo ed attrezzarsi di conseguenza.

Romano Prodi, nei giorni scorsi, ha denunciato l’emergenza informazione, un’emergenza che potrebbe alterare lo stesso libero esercizio del voto. Gli ipocriti hanno finto di indignarsi, ma Prodi aveva assolutamente ragione. Bisognerà reagire non stancandosi mai di denunciare, utilizzando tutti gli strumenti politici e legali, promuovendo osservatori e iniziative in tutti i comuni, costringendo le autorità di controllo e di garanzia a fare il loro mestiere.

Qualche giorno fa in occasione della manifestazione che si è svolta davanti al Senato contro il decreto Salva-Previti, associazioni, movimenti, sindacati, parlamentari, hanno proprosto per il prossimo 12 marzo una grande iniziativa a tutela dell’autonomia della giustizia e dell’informazione. Potrebbe essere l’occasione per coinvolgere mille piazze italiane in una straordinaria «operazione libertà» per riprendere il titolo dell’appello lanciato ieri su questo e altri giornali da Roberto Zaccaria, Lilli Gruber, Michele Santoro, Mario Segni, per citare solo alcuni, e che può essere sottoscritto anche sul sito dell’Associazione Articolo21: www.articolo21.it. Sarà l’occasione non solo per contrastare ogni «uso criminoso delle tv», ma anche per dimostrare che l’Unione è davvero un’alleanza delle libertà, capace di contrastare ogni forma di cultura della censura, dell’arroganza, delle liste di proscrizione, per l’oggi ed anche per il domani quando saremo ritornati al governo.

http://www.articolo21.com/notizia.php?id=1682