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SALO’, LA VERGOGNA D’UNA GIOVENTU’ MAI PENTITA

martedì 15 giugno 2004

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di Enrico Campofreda

Il revisionismo storico riempie i mass media di rievocazioni e giustificazioni
sulla scelta dei ‘ragazzi di Salò’. Raccontino cosa facevano volenti o nolenti
quegli sciagurati. Se occorre l’abbrivio li aiutiamo partendo dal noto romanzo
di Elio Vittorini ‘Uomini e no’

“Lo avrai, camerata Kesserling, il monumento che pretendi da noi italiani, ma
con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi. Non con i sassi affumicati
dei borghi inermi, straziati dal tuo sterminio, non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità, non con la neve inviolata
delle montagne che per due inverni ti sfidarono, non con la primavera di queste
valli che ti vide fuggire. Ma soltanto con il silenzio dei torturati più duro
d’ogni macigno, soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna
e il terrore del mondo. Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci
troverai morti e vivi con lo stesso impegno, popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre Resistenza” (Piero Calamandrei)


Cosa fu l’Italia dal 9 settembre 1943 al 25 aprile del ’45? Cosa divennero le
città e anche i borghi ridotti a lager fra coprifuoco, fame, vessazioni, delazioni
e carcere, sevizie, mattanze di civili inermi?
Quei venti mesi d’occupazione infame hanno un responsabile ideologico, politico,
militare: il nazifascismo. E hanno nomi propri, a cominciare dai tanti criminali
che non pagarono per le atrocità commesse. Commesse da tanti. Da chi comandava
e ordinava e dalla manovalanza della morte, le Schutz Staffeln. Ma anche da quei ‘ragazzi’ di
Salò che il revisionismo storico di moda ora cerca di giustificare. E che ricevono
ancora doni dagli organi della Repubblica che il loro servile operato filo-tedesco
non ha certo contribuito a costruire. Nelle scorse settimane la maggioranza di
governo al Senato ha proposto e votato di assegnare ai reduci di quel triste
servaggio una pensione.

Pensione per cosa? Per essere stati antropofagi, direbbe il giovane pur affamato che guardava “lo sbarbatello con la testa di morto sul berretto” consumare il pasto accanto ai corpi inermi degli assassinati di Largo Augusto (‘Uomini e no’ LXXI).
Lo racconta Elio Vittorini in quel manifesto morale alla coscienza di essere uomini che è il suo celebre libro. Che non lascia scampo ai ragazzi di Salò. Non offre loro attenuanti perché non ne avevano. Perché come i loro padroni nazisti rifiutavano di essere uomini. Sceglievano di fare i cannibali per tremila lire al mese. Per mangiare carne e formaggio e frutta e burro e marmellata e pane bianco tre volte al giorno mentre si moriva di fame. Tutti avevano fame, ma c’era chi si rifiutava d’essere un cannibale. Come il coetaneo dello sbarbatello che piuttosto non si nutriva ma mai avrebbe vestito la divisa del disonore per mangiare sui cadaveri dei fratelli.

Basta rivederle le facce di quelli che lo stesso graduato chiamava idioti in tante foto che i filo nostalgici rimettono in circolo a giustificare la verde età dei saloini. Erano incapaci d’intendere e di volere? E’ probabile per qualche giovanissimo caduto nelle grinfie del reclutamento fanatico e forzato attuato dal fantasma di Mussolini, in quei mesi più che mai fantoccio nelle mani del Fuhrer. Chi non s’arruolava finiva nei campi nazisti e non tutti avevano la coscienza e il coraggio di ribellarsi e salire in montagna. Ma la minore età non assolve dallo scempio compiuto coi rastrellamenti, le torture, gli assassini di patrioti. E di donne e bambini.
La scorciatoia di calzare il basco della morte diventava scellerata. Perché l’esaltazione della morte è tutt’altro che ‘bella’ come ha voluto far credere Mazzantini in un libro di ricordi sul suo triste passato: solo chi non ama la vita può esaltare la morte. E non c’era nulla di epico negli stessi trapassi di quegli sciagurati o sprovveduti che si riducevano a fare gli scherani dei nazisti cacciando, catturando, uccidendo partigiani. Affiancando le SS anche nelle stragi di civili. Una vergogna incancellabile.
Dice, in una memoria sulle ultime terribili ore dell’eroe partigiano Dante Di Nanni, il comandante gappista Giovanni Pesce “In questa guerra ognuno ha fatto la sua scelta. Né a lui né all’altro hanno messo in mano un fucile senza spiegare perché. Ciascuno ha scelto in piena coscienza la parte dove stare e paga i debiti che ha contratto”.

Quel porcile che fu la Repubblica Sociale di Salò istituì addirittura il corpo delle SS italiane, mutuando dall’alleato-padrone l’acronimo del crimine. E mentre questi assassini facevano versare sangue a tanti innocenti, la propaganda repubblichina (ci lavorava il razzista e futuro leader missino Giorgio Almirante, padre politico di Gianfranco Fini e di altri camerati ora in maquillage democratico) parlava retoricamente di Patria e Onore. La Patria era venduta alle truppe della Wehrmacht che l’occupavano, e l’unico onore che conobbero i Pavolini, Graziani, Borghese fu quello di obbedire asserviti ai tiranni germanici.
Potranno smentire quello che accadeva in quei mesi a Milano i tanti infoiati del revisionismo? I professori e dottori Galli della Loggia, Mieli, Romano.
Non possono smentire.
Di quel passato di lutti parlano i morti e le testimonianze di migliaia di vittime. Dei loro figli e nipoti. Non è fantasia ciò che Vittorini narra. Esisteva Cane Nero, si chiamava Franco Colombo, ex sergente della Milizia, che aveva messo su la famigerata Legione Ettore Muti con caserma in via Rovello. Un’accozzaglia di assassini e avanzi di galera lasciata libera dal questore di spargere terrore per la città.
Squadre della morte, ecco cos’erano le strutture al servizio delle Waffen SS, compresa la Guardia Nazionale Repubblicana, le Brigate Nere, la X Mas tutte sotto la tutela di Kesserling.
Torturatori e assassini come Colombo erano Melli e Finizio del CIP, e Fiorentini che agiva nell’Oltrepò pavese con una struttura denominata Sicherheitsabteilung.
E c’era il capitano Clemm si chiamava Theo Saevecke, occupava l’hotel Regina di via S. Margherita, quartier generale della Gestapo. Si serviva del cosiddetto macellaio Gradsack, e lì ‘lavoravano’ i sanguinari Otto Kock, sottufficiale Gestapo, e Franz Staltmayer, detto la belva, armato di nerbo e cane lupo.

Altrettanto vera è la morte impartita senza ragione e lasciata in mostra (com’era costume per i nazisti). Il 16 agosto 1944: tre ferrovieri fucilati allo scalo di Greco, il 21 sei gappisti all’aeroporto Forlanini. Il 10 agosto quindici partigiani in Piazzale Loreto.
E i ragazzi di Salò erano lì con le loro facce criminali o ebeti, coi fucili spianati a obbedire, a fare la guardia ai morti. A consumare il loro pasto di carne, mentre le carni straziate degli italiani putrefacevano al sole. Cannibali.
Chissà come potrebbe spiegare la propria antropofagìa un Ministro del governo Berlusconi tale Mirko Tremaglia, che si vanta di essere stato un ragazzo di Salò. Ricordi ministro, e dica ai cadaveri di quali italiani assassinati ha fatto la guardia.
Accadeva a Milano nel terribile 1944. E nei mesi seguenti non andò meglio. Fra le polizie dette private ma ispirate e foraggiate dalla Repubblica Sociale tramite Buffarini Guidi, uomo di fiducia del Duce, si ricorda per spietatezza e zelo la famigerata banda di Pietro Koch, già operante in Roma nella pensione Oltremare e in quella Jaccarino. Alberghi trasformati in centri di sequestro, interrogatorio e tortura per antifascisti e anche semplici cittadini non appartenenti a nessuna organizzazione resistenziale.
A Milano agì nella zona di S.Siro a villa Fossati, dove gli sgherri di Koch, con cui fraternizzavano gli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (considerata da una recente mostra patrocinata dal Ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo un modello -sic!- di italiana) operavano sequestri e sevizie. Quindi mettevano i prigionieri in mano ai Kappler e Priebke, ai Sevecke e Colombo che li fucilavano alle Ardeatine o all’Arena e al Giuriati.
Con Pietro Koch c’era un monaco benedettino don Ildefonso Troya Epaminonda che copriva con le note di Schubert le urla dei torturati, mentre Armando Tela, Francesco Argentino, Francesco Belluomini picchiavano con bastoni chiodati e catene. E a guerra finita non tutti pagarono. Sadici torturatori come Giuseppe Bernasconi, Renzo De Santis vissero impuniti. Altri aguzzini i dalmati Duca Masè, Giorgio Mattesich, Niccolò Novack fecero perdere le proprie tracce e potrebbero essere ancora vivi. Come lo sono i fiorentini Romeo Nucci, Carlo De Santis, Nestore Santini, e Vasco Nebbiai di San Giovanni Valdarno che magari trascorrono i loro giorni nei luoghi natii.

Di queste terribili vicende ne son pieni gli attuali libri di storia. Ma la memoria in un futuro prossimo potrebbe sparire perché avanza quel revisionismo che cela, muta, stravolge i fatti accaduti. Tanto da presentare alle nuove generazioni la scelta partigiana e quella del neo fascismo di Salò casuali, immotivate, indifferenti come l’adesione del tifoso a una squadra calcistica. E già il Ministro della Pubblica Istruzione Letizia Brichetto Moratti propone di rivedere, ritoccare i programmi così da far dimenticare la Resistenza e la lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Ma nel testo di Vittorini c’è di più. C’è la spiegazione del senso etico che animava chi stava dalla parte giusta. E quale fosse era facile comprenderlo se si aveva nel cuore il desiderio di libertà e democrazia.
Il partigiano che metteva a repentaglio la sua esistenza lo faceva per l’altrui e la propria felicità. Perché nessuna cospirazione o rivoluzione può avere senso se gli uomini non possono essere felici (VII).
Poi negli ultimi tragici passi si delinea la sorte del comandante gappista Enne 2, preso dallo sconforto e dal cupio dissolvi perché svuotato da una lotta feroce che tanti compagni gli ha fatto perdere; perciò scoperto decide di attendere nel suo appartamento l’arrivo dei fascisti. Pur nel dubbio, nella tristezza coniuga il destino segnato con l’unica strada praticabile: combattere (CXXVIII).
Venderà cara la pelle come il patriota torinese Dante Di Nanni.
In quelle condizioni si poteva solo combattere, e, pur nelle giusta rivendicazione d’una vita privata, d’una felicità propria non si poteva prescindere dalla riconquista collettiva della libertà, dello stato di diritto, della dignità umana.
Princìpi sacri che la dittatura fascista aveva calpestato sin dal 1922 e che il servaggio della Repubblica Sociale Italiana aveva macchiato di sangue.
S’inchinino gli ex ragazzi di Salò alla memoria delle vittime della propria infamia. E’ l’unico loro gesto ammissibile che il popolo italiano è disposto ad accettare.

15.06.2004
Collettivo Bellaciao

Messaggi

  • sarebbe bene lasciar perdere un passato in cui uomini, neri o rossi, hanno commesso infamità ed atroci delitti in nome della propria idologia, soprattutto perchè ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio. E tutti sappiamo che la sinistra ha armadi grossi, almeno quanto, se non di più della destra.
    Così come sarebbe bene lasciar stare morti che hanno dato la vita per il proprio ideale.
    vergogna!

    • Sono d’accordo con il tuo post, tranne per la parola "vergogna" ; cerchiamo di utilizzare un solo peso ed una sola misura.
      Questo revisionismo usato a scopo politico elettorale è ributtante.
      Gli italiani sanno cosa è successo, molti lo hanno vissuto sulla propria pelle, purtroppo i morti non possono parlare, allora lasciamoli riposare in pace, ma distorcere la realtà non aiuta certo ne loro ne noi.
      Quindi rispedisco la "vergogna" al mittente, senza polemica, ma con la pretesa di un pò di onesta intellettuale.
      Saluti.

  • leggo il bell’articolo di Campofreda : conosco Uomini e No , mio padre fu partigiano, sono abbastanza vecchio da aver conosciuto molti dei compagni di mio padre.quando ancora erano quarantenni. Io non discuto, a differenza dell’autore , delle scelte di molti che furono nella Salò e che non si macchiarono di atti turpi ; vi erano i vili,vi erano gli opportunisti ( ahimè quanti partigiani al 25.aprile del 1945....)c’era anche chi ci ha creduto . Io discuto e francamente mi indigno per la rilettura revisionista di quel periodo che ora vien fatta. Chi all’epoca sbagliò ( e vi sono fior di intellettuali , come Dario Fo) , spesso ha poi seguito un percorso personale che lo ha portato a capire come la sconfitta di fascisti e nazisti sia stata una vittoria indistintamente per tutti . Quello che è non accetatbile è una rilettura politica anche semplicemente non negativa del periodo di Salò: il governo dela RSI era un governo strettamente collaborazionista, come ve ne furono in tutta Europa, complice non solo di una occupazione militare , ma di una sorta di inferno in terra , di un grand guignol di distruzioni di massa , di stragi , compiute non tanto da psicopatici ma da soldati dalla vita normale . Il giudizio politico e storico su questo regime e sui vari regimi dei Quisling , di Vichy , dell’ammiraglio Horty, e così via non può che essere negativo, come nessuna scusa e nessun perdono storico o politico può essere dato a chi in tali regimi assunse posizioni di potere ;come per esempio , il defunto Almirante , la figura del quale viene ora rivalutata con un’ operazione moltoi discutibile .
    umberto ferrari

  • In effetti, ci piace la bandiera multicolore della pace, ma come vedi in questa bandiera non c’e’ il colore nero...a te di capire cosa voglio dire...dunque no al monocolore, ma questo non vuol dire essere ingenui, la tua risposta assomiglia piuttosto ad un furbo tentativo di far credere che su Bellaciao tutti possono esprimere tutto quello che gli pare e piace.

    Com’e’ scritto "Attenzione: cancelleremmo i messaggi a carattere diffamatorio, ingiurioso, xenofobo, sessista, le minacce, pubblicità politica e commerciale..." Ci sono delle cose che pensiamo non hanno "spazio" sul nostro sito, e sopratutto inutile di accusarci di censura...il mondo e’ vasto e sono sicuro che troverete il vostro "spazio altrove" dunque non esiste censura ma giusto rispetto, come tutti gli invitati...per essere chiaro voi che rappresentate quel colore che ci ricorda la parte più "nera" della storia italiana, non siete i ben venuti.

    Ora per le risposte all’articolo d’Enrico abbiamo considerato che potevamo lasciarle.

    Il vuoto delle analisi e delle proposizioni, la solita litania nelle critiche che incitano il visitatore a "immaginare" che noi di Bellaciao facciamo parte di quelli che difendono, quello che molti chiamano "il socialismo reale", con tutti i spettri simbolizzati dai campi di concentrazione siberiano affiancate all’immagine del cadavere appeso in piazzale Loreto a Milano, ci a fatto prendere la decisione di lasciare queste risposte, proprio per far vedere come e’ difficile per questi escrementi della storia umana giustificare la repubblica di Salo’, in questo caso, e nel caso generale giustificarsi delle loro scelte del passato e presente...come vedete nessuno entra esattamente nel tema dell’articolo, ma risponde con le solite frase fatte...

    Keoma sai se arrivi a delle conclusioni cosi rapidamente rischi di essere delusa dell’essere umano...certo anche noi abbiamo come le chiamiamo noi nel collettivo le nostre "mascotte", in pratica i nostri fedeli fascistoni che cercano sempre di infiltrarsi dappertutto, come dei vermi, ma pensi che veramente ci rimangono lungamente... ;-)

    Fai un giro nel sito e guarda se trovi dei messaggi "neri", si e’ vero ci sono delle volte che puoi leggerne qualcuno...ma quanto tempo durano?...ritorna sull’articolo dove li avevi visti per vedere se ci sono ancora...e se per caso ne trovi qualcuno avvertici subito... hehe ... penso che troveremo delle soluzioni...no non ti preoccupare pensiamo di essere abbastanza "atipici" per fare quello che altri fanno o non fanno, in ogni modo ci lavoriamo sopra...

    Insomma se credi veramente che assomigliamo ad un altro sito che non ti piace non sappiamo cosa fare per te, da nostra parte il nostro primo obiettivo non e’ quello di assomigliare o essere differenti di un altro sito, ma cercare di far vivere un "progetto" forse unico in Europa, un triplo sito in tre lingue e tre redazioni, che non vive solamente sulle contribuzioni, ma anche e sopratutto su un lavoro di ricerca e realizzazione redazionale di articoli, cercando di avere il massimo di aiuti da parte di compagni/e e amici/che di differenti paesi nel mondo, guarda un po’ gli altri siti di Bellaciao, quello francese, quello inglese e naturalmente quello italiano che per noi che viviamo a mille chilometri di distanza e come un altro paese, penso che capirai quello che voglio dire, dopodiché ... la vita e bella e il mondo e’ grande ... ma saremo sempre felici di averti tra noi.

    Un gran saluto da Parigi a tutti gli amici e amiche di Bellaciao, per gli altri andate a .......

    Roberto
    Per il
    Collettivo Bellaciao Parigi