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Sicariato informativo: Piero Sansonetti sul Secolo d’Italia preferisce Gianfranco Fini a Walter Veltroni

lunedì 25 febbraio 2008

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Domenica scorsa un editoriale di Piero Sansonetti sul quotidiano Liberazione, palesava che l’unico argomento utile della sua campagna era denunciare il presunto inciucio, il famoso Veltrusconi.

di Gennaro Carotenuto

Quel giorno però il direttore del quotidiano del PRC aveva fatto molto di peggio facendosi intervistare dal Secolo d’Italia per dire “da comunista”, con una formula analoga a quella usata da Giampaolo Pansa per attaccare la Resistenza, che piuttosto che veder prosperare il Partito Democratico, preferirebbe mille volte rivedere Silvio Berlusconi continuare a sfasciare l’Italia.

Ha elogi per tutti Piero Sansonetti, per Alleanza Nazionale, una destra che (secondo lui) recupera il valore dell’uguaglianza (sic!) e soprattutto per Gianfranco Fini, attento e coraggioso amico del ‘68 e dei movimenti giovanili (come in Questura a Genova durante il G8)!

Ha parole dolci perfino per il sindacatino verticale e corporativo della destra, l’UGL. Per Sansonetti, l’UGL “esprime posizioni originali e culturalmente interessanti”. L’ha letto mai Sansonetti un libro sul corporativismo fascista?

Si interessa poi alla partita interna tra le (presunte) anime della PDL, Sansonetti e, con un ragionamento rosso-bruno, dentro la PDL fa il tifo per gli ex-missini contro Forza Italia. E perfino tra UDC e AN Sansonetti, oramai arruolato nella campagna elettorale di AN, mette il becco stravolgendo la realtà: l’UDC rappresenta una “chiesa neoautoritaria”, laddove invece Fini sarebbe “attento alle spinte di rinnovamento”. Ma si possono raccontare balle così?

INVECE FINI

Ovviamente chi lo intervista, Michele de Feudis, va a nozze. E giù con “Walter Ego” di qua e Veltroni che è solo “l’omologazione liberista” di là. Arriva perfino a difendere Berlusconi: “non ho mai detto che il suo fu un regime, ma il pericolo vero per l’Italia è un accordo tra PD e il leader di Forza Italia”. Invece Fini… gli fa da fraterna sponda (guardare per credere) de Feudis. E il direttore del quotidiano comunista Liberazione non si fa pregare (e non si vergogna) e giù elogi…

Piero Sansonetti è quel sicario informativo che scrisse che la sinistra latinoamericana era l’opposto di quello che lui considera sinistra. Se ha le idee così confuse, da Ushuaia e Tijuana se ne sono fatti una ragione. Adesso sappiamo che la sua sinistra include Gianfranco Fini, che ha appena fatto il partito unico con Berlusconi, ma non il Partito Democratico.

Dal PRC si sono arrampicati sugli specchi per difendere Sansonetti (fino a quando?). Per Gennaro Migliore le affermazioni di Sansonetti sono “giustamente provocatorie”. Per Giovanni Russo Spena “vanno prese come un paradosso”. Per il giornalista Claudio Sabelli Fioretti sono semplicemente una pirlata. Ma farsi titolare dal Secolo d’Italia, in piena campagna elettorale: “Da comunista dico: Fini innova, Veltroni no”, non è una pirlata. E’ una precisa scelta politica. Da una parte Bertinotti parla di competizione senza scontri né coltelli per sconfiggere le destre, dall’altra (siccome l’importante è levar voti al PD) ordina al direttore del suo giornale di giocare al tanto peggio per salvare uno o due seggi.

DA COMUNISTA

Quel “da comunista”, per un sicario informativo, non è un orpello. E’ un indispensabile rafforzativo per potersi permettere di dire una boiata che un comunista vero non direbbe mai. Ci ricorda da vicino un altro noto sicario della pubblicistica italiana, Giampaolo Pansa, che nel demonizzare la Resistenza e riabilitare i repubblichini non manca mai di premettere “se lo dico io che sono di sinistra…”. Sostituite i repubblichini con AN e la Resistenza col PD ed ecco che Piero Sansonetti fa un’operazione identica a quella di Giampaolo Pansa: “se ve lo dico io che sono comunista che Fini è meglio di Veltroni…”.

Se il vero nemico è il Partito Democratico, con tutte le sue insipienze e difetti, Piero Sansonetti, e chi lo manovra, stanno prendendo la più sciagurata delle vie in questa campagna elettorale, giocando al tanto peggio sulle spalle dei lavoratori che a parole sostengono di rappresentare. Immaginatevi la scena quando la sera del 13 aprile sapremo che Berlusconi tornerà a sfasciare l’Italia. In milioni di italiani saremo disperati. Piero Sansonetti, tra una comparsata televisiva e l’altra che Berlusconi certo non gli negherà mai, invece brinderà allo scampato pericolo di vedere Veltroni al governo. Magari farà anche una telefonata di congratulazioni. Al compagno Fini.

http://www.gennarocarotenuto.it/

Messaggi

  • L’intervista integrale:

    fini rappresenta una destra aperta, attenta ai cambiamenti.
    Diversa rispetto alle tentazioni neoautoritarie dei nostalgici
    del centro. Veltroni? Ha cancellato la sinistra riformista dal
    panorama politico, traghettando i Ds al centro». Non manca la vis polemica
    a Piero Sansonetti, giornalista di origini leccesi cresciuto ne l’Unità, che
    dirige dal 2004 Liberazione. In un periodo di grandi manovre a destra, centro
    e sinistra, i giornali di partito costituiscono un osservatorio davvero
    privilegiato.
    ■ Direttore, nel giro di pochi mesi il panorama politico si è completamento
    capovolto. Proviamo a mettere un po’ ordine in questo
    quadro?
    In Italia c’erano da alcuni anni due sinistre, con forti differenze programmatiche.
    Il programma del governo Prodi, con le sue duecentottanta pagine,
    aveva rappresentato una soluzione di compromesso. Poi con la nascita
    del Pd e la scomparsa dei Ds, anello di congiunzione tra sinistra radicale e
    centristi, questo tentativo è fallito, e l’esecutivo di centrosinistra è caduto.
    Ora Veltroni sta caratterizzando il suo partito come un movimento di centro,
    con punti programmatici molto simili a quelli della destra. Sul fronte
    dell’ex Cdl, invece, si scontrano due progetti: da un lato ci sono settori
    riconducibili all’area ex democristiana che immaginano uno schieramento
    moderato, con forti influenze anche della Chiesa; dall’altro Berlusconi e
    Fini vogliono dare vita a un grande partito di destra, a vocazione bipolare.
    ■ Ci sono ancora buoni motivi perché un elettore di sinistra possa
    votare Veltroni?
    No, con franchezza. L’ex sindaco di Roma ha segnato una svolta moderata
    per il Pd, e di conseguenza è scomparsa in Italia un’area rilevante come
    quella della sinistra riformista.
    ■ Tra “Liberazione” e Veltroni non c’è mai stato amore o feeling.
    Scriviamolo in inglese che va di moda dalle parti del loft democratico…
    I giornali di partito sono esenti dalla diplomazia che regola la dialettica
    politica. E noi, con il libro “Walter Ego”, abbiamo evidenziato come la nuova
    formazione si allontanasse dall’alveo storicamente della sinistra, abbandonando
    la difesa dei ceti sociali più deboli e affermando una sostanziale
    equidistanza tra impresa e lavoro.
    ■ In copertina c’era Veltroni versione pop, alla Andy Warhol.
    Come spiega questa scelta?
    È l’immagine giusta per definire la sua evanescenza.
    ■ Veltroni vorrebbe dipingersi di nero come Obama. Assistiamo a
    una inattesa americanizzazione della politica italiana?
    Io amo l’America, ma sono preoccupato da questi fenomeni, perché quando
    americanizzazione significa semplificazione del quadro politico, bisogna vigilare.
    Non vorrei che l’obbiettivo fosse l’abolizione della specificità politica
    europea, per arrivare a una sostanziale omologazione liberista. Poi non era
    mai successo che un leader di un grande partito continentale scopiazzasse
    uno slogan d’oltreoceano, come nel caso dell’ormai famoso “Yes, we can”.
    ■ Nelle prossime settimane assisteremo a un progressivo irrigidirsi
    delle differenze tra ex alleati?
    Di sicuro, perché le differenze culturali emergeranno forti, a sinistra e a destra.
    Come al convegno sul ’68 promosso da “Liberal”. Fini e Casini hanno registrato un
    netto disaccordo sul giudizio storico di quel periodo. Mentre il leader della destra
    offriva una lettura attenta ai movimenti giovanili e alle spinte di rinnovamento, il
    presidente dell’Udc si caratterizzava per posizioni neoautoritarie, che lo accomunano
    a un certo fanatismo cattolico, anche nelle critiche alla Chiesa conciliare…
    ■ Fini invece…
    Come ho scritto in un fondo sul mio giornale, merita elogi perché alimenta
    a destra una sensibilità attenta ai fenomeni sociali manifestatisi nella
    contestazione giovanile. Recupera il valore dell’uguaglianza, declinandolo
    con coraggio a destra. Anche la Polverini, segretario nazionale dell’Ugl,
    esprime posizioni originali e culturalmente interessanti.
    ■ Con la presentazione della lista unica del Pdl, si apre uno scenario
    nuovo per la destra italiana.
    Forza Italia ha più voti ma Alleanza nazionale ha un maggiore radicamento
    sociale. Si giocherà una bella partita, ma l’esito finale dipenderà da
    come andranno le elezioni.
    ■ Difficile fare pronostici.
    Non ho mai parlato di regime quando era al governo Berlusconi, ma il vero
    pericolo per l’Italia è rappresentato dal possibile accordo tra il Pd e il leader
    di Forza Italia. In questo caso si registrerebbe davvero un concreto restringimento
    degli spazi di libertà in nome di politiche liberiste e antipopolari.

    • Sansonetti è lo squallido personaggio che sappiamo.

      Curioso poi questo suo definirsi in questa occasione "comunista" per rafforzare le sue dichiarazioni al "Secolo d’Italia", quando in altre occasioni recenti aveva invece sdegnosamente rifiutato questa definizione .....

      Però l’inciucio Berluskoni-Veltroni, il cosiddetto Veltruskoni, è una realtà a mio giudizio evidentissima e quindi innegabile ....

      K.

    • Sansonetti è indifendibile, "comunista" non lo è stato mai, ma l’inciucio Veltruskoni è un dato innegabile.

      K.

      Quell’inconfessabile voglia di larga intesa

      Matteo Bartocci
      da "Il Manifesto" 27.2.08

      Non c’è niente da fare. Ogni tanto gli scappa la mano. «Italiani, se non volete votare Veltroni almeno votate per Berlusconi». E’ più o meno questo, testuale, l’appello lanciato da Anna Finocchiaro sugli schermi di Sky. Un appello al voto «a favore dei grandi partiti per il bene dell’Italia» che fa infuriare, ovviamente, Rifondazione e compagni. «Mi pare un’uscita molto sgradevole. Ma davvero Anna ha detto che è meglio votare Berlusconi che la sinistra?», si chiede Franco Giordano. «Mi pare un po’ disorientata. Ha sostituito destra e sinistra con grossa e piccola», commenta Bertinotti.
      Incidentalmente, la capogruppo uscente del Pd in senato è anche la candidata in Sicilia di tutto il centrosinistra (compresa la «cosa rossa»). Ma il suo non pare uno scivolone. Perché anche se Berlusconi e Veltroni sono più attenti a recitare la parte degli avversari, la senatrice democratica non si è limitata al dialogo sulle riforme per il bene dell’Italia: «Io sono convinta - ha detto su Sky - che sulle grandi questioni, dalla sanità, alle infrastrutture, alla sfida ambientale, sia utile una collaborazione» tra maggioranza e opposizione. Sia chiaro: «Io - ha aggiunto Finocchiaro - al modello delle grandi intese non credo, credo però che quando un paese ha da recuperare come il nostro, le grandi questioni strategiche si studiano insieme perché non si esauriscono in cinque anni. E sarebbe bene che ci mettessimo d’accordo se non vogliamo cambiare ogni due anni visto che a mio avviso anche la prossima legislatura sarà fragile».
      Il dado è tratto. La proposta di «grande coalizione» è a un passo. Franco Marini, presidente del senato uscente, pare esserne consapevole: «Gli impegni durante la campagna elettorale sono propaganda. L’impegno vero è per le riforme istituzionali a partire dalla legge elettorale che comunque faremo assieme».
      Dal «bipolarismo coatto» al «bipartitismo per legge» il passo è breve. Tanto più se Walter Veltroni ci mette il carico da undici rompendo l’ennesimo tabù di giornata parlando della «par condicio».
      Alla legge elettorale, la riforma dei regolamenti delle camere, il senato federale e il taglio dei parlamentari (che aumenterà il bipartitismo, visto che serviranno più voti per eleggere un deputato), il candidato del Pd aggiunge all’agenda «bipartisan» post-elettorale anche la «par condicio», cioè la legge che garantisce pari visibilità a tutte le forze politiche. «Questa è una materia su cui dovremo riflettere dopo le elezioni - dice Veltroni al Tg4 di Fede - ma è un tema che va affrontato con una discussione tra le forze politiche per scrivere insieme le regole del gioco».
      Coincidenza di vedute totale anche in politica estera. Ieri sera sì definitivo del senato alle missioni militari: 194 sì, 46 no. Ha votato contro solo la Sinistra arcobaleno e Sinistra critica. Compatto il Pd insieme a tutto il centrodestra.
      Riassumiamo. La campagna elettorale è appena iniziata ma dopo le elezioni Veltroni e Berlusconi decideranno insieme su: politica estera, riforme istituzionali, legge elettorale, sistema tv, sanità, infrastrutture, tutele ambientali e scelte energetiche. Più che un dialogo è un governo di legislatura.

      Vedi on line : http://www.ilmanifesto.it/Quotidian...

  • via il simbolo
    e dentro
    sansonetti
    Folena
    forgione

    con il best of

    sodano
    migliore
    giordano

    è rimasto qualcosa per cui votarli ancora SENZA pensare a 2 anni di delusioni?