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Sinistra una e forte: nella società e nella politica

venerdì 14 aprile 2006

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di tenebrio molitor

Il risanamento estetico del paese (massimo obiettivo perseguibile con le elezioni, nell’assenza di ipotesi di società realmente alternative) non c’è stato. E’ ancora lì che sbava, che ringhia, che imperversa, quel tizio col suo gruppo di fuoco massmediatico non ha smesso e non smetterà di mistificare la vita pubblica e di manipolare la vita civile.

L’identificazione epidermica col paradigma vivente della bassa politica, della bassa morale, della bassa coscienza ha coinvolto metà di quello che in prima battuta (fino al 2001) poteva apparire un popolo istupidito dalla propaganda, ma che alla riprova si è confermato un "popolicchio" animato unicamente dalla pancia e da istinti primordiali.

All’Italia non solo non è dato ipotizzare un diverso modello di esistenza e di sviluppo (il che era già nella pochezza propositiva della compagine formalmente avversaria), ma non è dato neppure liberarsi delle quotidiane bruttezze che ne innervano il corpo sociale.

E’ ancora lì che abbaia, che predica, quel tale col portafogli pulsante in mezzo al petto e le tasche rigonfie di plusvalenze esentasse: ed è così che piace a mezza Italia, cinquanta su cento anelano a diventare come lui! Il paese non è spaccato in due fazioni politiche, ma in due (o più?) contrapposti assetti antropologici.

C’è molto da lavorare per chi ancora se la sente. C’è da recuperare 30 anni di ritardi e connivenza, di appiattimento su schemi aziendalisti contrabbandati per progresso, su percorsi di mercificazione delle passioni e delle idee, oltre che del corpo. C’è da reinserire la politica nel ventre vibrante della realtà, c’è da istituire una democrazia quotidiana al posto di quella pluriennale e saltuaria. C’è da rifondare la speranza ed il sogno quali moventi dell’agire collettivo.

Ma c’è anche bisogno (oramai è chiaro) di un soggetto nuovo e forte: il Partito della Sinistra Europea dovrà assemblare al suo interno idealità e valori disseminati e dispersi entro la disgregazione sociale attuata dall’incultura pseudo-liberista di questi tempi bui.

La nuova geografia politica che si intravede fra le costituende maxiaggregazioni di destra (partito del popolo?) e di centro (partito democratico) non potrà prescindere da un riferimento esplicito e deciso alle ragioni dell’intervento pubblico, della redistribuzione della ricchezza, della giustizia e dell’uguaglianza sostanziali.

Non c’è più alcuna ragione per la quale la Sinistra non debba essere una e chiamarsi col suo nome: da subito.