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Bologna : oggi la città è al centro delle cronache nazionali per i manganelli usati contro studenti e dirigenti del PRC

venerdì 28 ottobre 2005

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PRC DI BOLOGNA

Bologna è oggi al centro delle cronache nazionali per i manganelli usati contro studenti e dirigenti del PRC, per l’impiego delle ruspe contro baracche di lavoratori immigrati e per l’acuta tensione che questi fatti hanno prodotto nell’alleanza che ha sconfitto Guazzaloca e portato il centro sinistra al governo cittadino. Crediamo che questa preliminare considerazione, a pochi mesi dalle elezioni politiche nazionali, debba far riflettere quanti vorrebbero usare Bologna per aprire un’astratta discussione nazionale sulla legalità.

Emerge, dalle cronache, il dato preoccupante che vede molti dei soggetti politici e degli attori sociali della realtà bolognese chiedere una più forte e attiva partecipazione alle scelte dell’Amministrazioni Comunale e ­contemporaneamente ­ vede il Palazzo Comunale presidiato dalle forze di Polizia, l’accesso dei cittadini alla “casa comune” impedito, i cittadini fatti oggetto di cariche e violenze indiscriminate.

Fotografia indegna della Bologna democratica per cui ci siamo battuti.

Il PRC ha contribuito in modo decisivo alla sconfitta di Guazzaloca.
Vuole contribuire, come peraltro ha fatto fin qui, a definire le priorità
del governo locale.

Va in questa direzione il lavoro svolto dall’Assessore Zamboni e dai nostri
rappresentanti Sconciaforni e Monteventi.

I problemi sul tappeto sono reali, vanno affrontati attraverso un lavoro
collegiale ed inclusivo: l’obiettivo è costruire una città più equa, più
solidale, a misura d’uomo.

Fuori da questa collegialità, non esistono strumenti per il buon governo.
Il rapporto tra sindaco e Giunta, e tra Giunta e maggioranza, è stato
definito, e trova le sue ragioni, nel programma di governo collegialmente
sottoscritto da tutte le forze politiche dell’Unione e votato dal 56% dei
bolognesi. Non condividiamo l’introduzione di altri parametri sui quali
ridefinire maggioranze e minoranze. Così come non lanciamo aut-aut,
altrettanto li rifiutiamo.

Vogliamo puntualizzare, una volta di più i temi che consideriamo
fondamentale vengano affrontati:

BOLOGNA, CRESCE L’EMERGENZA SOCIALE

In un recente sondaggio pubblicato dall’Unità si legge che le principali
preoccupazioni del 43,5% dei bolognesi sono la disoccupazione e l’aumento
del costo della vita.

Queste sono il frutto delle politiche liberiste costruite sul blocco dei
salari reali, sulle ristrutturazioni industriali che hanno causato enormi
perdite di posti di lavoro e reso precario il lavoro di migliaia di giovani.
Bologna è fra le città più care d’Italia. I servizi sociali non riescono a
fornire risposte adeguate ai bisogni della popolazione.
Il governo cittadino deve misurarsi con questo contesto: questa ­non i
lavavetri- è la realtà che rende insicura la vita di tanti concittadini.

1. LA CASA, UN DIRITTO NEGATO: migliaia di lavoratori (italiani e migranti),
decine di migliaia di studenti universitari vivono sotto il peso di affitti
insostenibili. Il costo medio di una casa in affitto spesso sfiora i 1000
euro mensili, il costo di un posto letto i 400 euro mensili. Pur lavorando,
molti nuclei familiari non possono ne acquistare ne affittare la casa in cui
vivere. La casa è oramai divenuta una vera e propria emergenza sociale a
Bologna. Vi sono proposte contenute nel programma elettorale, vi sono
proposte fatte da organizzazioni sindacali, collettivi e movimenti:
- Prevedere il vincolo di utilizzo di una percentule delle nuove costruzioni
per l’Edilizia Residenziale Popolare e per quelle convenzionate garantendo
così prezzi sensibilmente inferiori a quelli di mercato, sia per la vendita
che per l’affitto;
- Costruire una vera e propria Agenzia per la casa che funga da strumento
pubblico per incidere concretamente nel mercato immobiliare bolognese,
sostenendo progetti ai auto-costruzione e ristrutturazione, sia in forme
cooperative sia per meglio utilizzare il patrimonio pubblico, spesso
lasciato vuoto per mancanza di fondi;
- Incentivare, congiuntamente alle amministrazioni provinciale e regionale e
concentrandovi le risorse, la costruzione di studentati e alloggi per le
decine di migliaia di studenti fuori sede che rappresentano una risorsa per
l’intera città. Non è ammissibile che per studiare a Bologna bisogna
spendere 400 euro mensili per un posto letto. Tale politica, come da più
parti evidenziato, contribuirebbe anche a sgonfiare la bolla-affitti
bolognese;
- Praticare una progressiva riduzione dell’ICI sulla prima casa e un
sensibile aumento dell’ICI sulle seconde case e soprattutto su quelle tenute
artificiosamente sfitte (o, come spesso accade, affittate in nero);

2. IL LAVORO E LA CRISI INDUSTRIALE BOLOGNESE: decine di fabbriche che
chiudono o stanno per chiudere, migliaia di licenziati o cassa-integrati,
aziende storiche come Sabiem, Casaralta, Weber, Officine Rizzoli, G.D. in
crisi, organizzazioni sindacali allarmate per il declino industriale.
L’Amministrazione Comunale, unitamente ad altri livelli istituzionali, deve
fare propria la sollecitazione ­avanzata da più parti- a dare vita a tavoli
(o a sostenere quelli esistenti) per affrontare complessivamente la crisi,
trovando risposte adeguate in termini di innovazione e ammodernamento del
sistema produttivo bolognese, salvaguardando i livelli occupazionali.
Torna ­ a Bologna ­ la vergogna del lavoro nero. Braccia e corpi dei
migranti vengono sfruttati nei cantieri edili come in altri settori
economici, senza contratto e senza diritti.
Dilaga il lavoro precario, fatto di bassi salari e nessuna garanzia.
Buon governo significa agire affinché vengano rispettati i diritti dei
lavoratori; non certo mandare i vigili a multare i lavavetri.
Operare come si è fatto con i lavoratori di Sala Borsa e Iperbole,
stabilizzare la condizione precaria di tanti lavoratori, restaurando i
diritti acquisiti.
Sostenere attivamente chi non riesce a ricollocarsi lavorativamente.
Prevedere l’esenzione da utenze per le famiglie più disagiate.

3. IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA: è una delle sfide principali delle società
civili e sviluppate.
Il PRC non ha mai difeso, e non intende farlo, le baraccopoli nate sulle
rive dei fiumi o i campi abusivi. Sono l’emblema di situazioni umanamente ed
economicamente degradate, che una città civile non può accettare.
Non è nascondendo o spostando il problema che tali situazioni vengono
risolte; nemmeno applicando una legge razzista e xenofoba come la
Bossi-Fini.
A Bologna sono presenti forze politiche, sociali e di volontariato
(cattolico e non) ben disposte a gestire e risolvere, insieme all’
amministrazione comunale, tali situazioni di disagio. Una politica di
inclusione non può prescindere dal mettere in campo innanzitutto politiche
di sostegno attivo a tutti i nuclei familiari bisognosi, siano essi o no
riconosciuti da leggi razziste approvate dal Governo Berlusconi.
Nel programma di coalizione vi è l’impegno collegiale per la chiusura dei
CPT, impegno che fino ad ora non ha avuto riscontri nell’operato dell’
amministrazione comunale.
Noi pensiamo che l’obiettivo per cui collegialmente lavorare sia la
regolarizzazione dei tanti migranti che lavorano in nero, senza diritti e
senza tutele; e non quello di “usarli” nella nostra economia, mantenendoli
però nella condizione di “clandestini” da mandare nei CPT;

4. WELFARE: Negli anni ’70 Bologna è stata un modello di buon governo in
tutto il mondo, e tutto il mondo veniva a studiare lo stato sociale
bolognese.
In questi anni i bisogni sono aumentati, in particolare per le fasce deboli
della popolazione, ma il livello dei servizi comunali pubblici, a causa dei
processi di privatizzazione ed esternalizzazione, si è deteriorato.
Vi sono ancora lunghe liste di attesa per accedere a nidi e materne
pubbliche, vi sono fondi insufficienti per sostenere l’indigenza in cui
vivono molti nuclei familiari, a partire dagli anziani.
La difesa e l’aumento dei servizi sociali pubblici, anche a fronte dei tagli
previsti nella finanziaria, deve essere l’obiettivo su cui costruire le
future priorità di Bilancio, concentrandovi le risorse disponibili, come
peraltro sollecitano diverse organizzazioni sindacali;

5. SPAZI GIOVANILI PER UNA POLITICA INCLUSIVA: Bologna è una città
culturalmente e socialmente ricca. E’ però da decenni che l’amministrazione
comunale non progetta politiche giovanili che rispondano alle domande delle
nuove generazioni.
A Bologna non vi sono spazi in cui poter suonare senza dover spendere
centinaia di euro, non vi sono spazi aggregativi nei quali socializzare e
produrre cultura senza dover fare i conti con il caro affitti. L’esperienza
dei centri giovanili comunali e di quartiere è più un ricordo che una
realtà. Eppure a Bologna sono presenti decine di migliaia di giovani.
Crediamo importante rilanciare, nel pieno coinvolgimento delle realtà
giovanili e aggregative presenti sul territorio, una politica comunale che
dia risposte concrete al problema dell’assenza di spazi.
Non ci sarebbero grossi impatti di bilancio e basterebbe valorizzare al
meglio il patrimonio pubblico già esistente: sarebbe un chiaro segno su
quale città vogliamo costruire e per chi;

6. PARTECIPAZIONE: la campagna elettorale che ha portato alla sconfitta di
Guazzaloca è stata attraversata dalla partecipazione popolare, e sulla
partecipazione si sono spese parole e impegni. A distanza di un anno e mezzo
sono tante le realtà associative e aggregative che lamentano la mancanza di
rapporti con l’amministrazione comunale.
La tanto promessa riforma dei Quartieri, individuati nel programma di
coalizione come veri e propri snodi del processo partecipativo, non sta
decollando.
La stessa mancanza di collegialità e partecipazione alle decisioni dell’
amministrazione comunale da parte dei Partiti che hanno reso possibile la
vittoria della coalizione rappresenta un oggettivo limite all’azione della
stessa amministrazione.
Crediamo che il problema non sia solo la mancanza di strumenti
partecipativi, ma l’esaurirsi di quello slancio partecipativo che ha
permesso a tutti, dentro e fuori i Partiti, di mandare a casa la giunta
Guazzaloca.
Se vi è la volontà politica Bologna può diventare un riferimento per un
nuovo concetto di pubblico partecipato, attraverso il coinvolgimento
democratico dei cittadini.

E’ su questi punti che il PRC di Bologna intende aprire, nell’
Amministrazione Comunale e nella città, un confronto e una discussione che
vedano il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e di
movimento che guardano all’amministrazione comunale come alla “propria”
amministrazione. Solo così si può progettare la città dei prossimi decenni.

E’ su queste politiche che va misurata la tenuta della Giunta e della
maggioranza.
Rifiutiamo un’impostazione del dibattito sulla legalità che ­ in modo
astratto e scollegato dalla materialità dei problemi ­ serva da copertura ai
mancati interventi sul terreno sociale ed economico.
Ribaltiamo l’affermazione che dice “prima la LEGALITA’ , poi faremo
giustizia” parafrasando uno slogan dei movimenti di questi anni: “SENZA
GIUSTIZIA SOCIALE NON ESISTE ALCUNA LEGALITA’”

Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Bologna
Bologna 27 ottobre 2005

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