Archivi : FR | EN | ES

Articoli dal 2022

CASO STORACE: TUTTO PREVISTO !

lunedì 21 marzo 2005

- Contatta l'autore

di Viviana Vivarelli

In uno stato serio la legge sui reati elettorali è essere rigida e seria, da noi lo era (l’art. 100, comma 2, del dPR 30 marzo 1957, n. 361, per questo reato prevedeva il carcere), ma, nel marzo del 2004, il governo Berlusconi ha fatto depenalizzare in parte la legge sui reati elettorali.

Si noti che la modifica è stata fatta dagli stessi che risultano indagati o sono ancora sotto processo a seguito delle denunce dei Radicali per le politiche del 2001. Se non è conflitto di interessi questo?!?

Il secondo comma dell’art. 100 prevedeva la reclusione da 1 a 6 anni per chi alterasse, falsificasse e distruggesse le liste elettorali. Il terzo comma prevedeva, per i membri dell’Ufficio elettorale, la pena della reclusione da 2 a 8 anni.

Il carcere c’è ancora per chi altera o falsifica o distrugge le schede elettorali ma non c’è più per chi crea liste false o falsifica le liste con nomi falsi, per quei reati adesso al posto del carcere c’è una multa e lo stesso vale per il pubblico ufficiale e i membri della commissione elettorale che accettino liste false.

Naturalmente il governo Berlusconi non ha solo ridotto le pene ma ha ridotto anche i tempi di prescrizione, in modo che alla fine nessuno sarà mai condannato (il giudizio è della Cassazione), così anche per cumuli di reati di questo tipo si può star sicuri che i falsificatori se la caveranno alla grande.

Se questo non è un incentivo a fare falsi elettorali, ditemi voi cos’è?!

Purtroppo per questa depenalizzazione dobbiamo ringraziare anche parte dell’opposizione che è stata consenziente.

E bravi tutti! Vivi complimenti! Diamo all’untore solo a chi si fuma uno spinello! ?!

E chi invece si fuma la democrazia???

Messaggi

  • A destra si fanno neri

    ALESSANDRO ROBECCHI da "Il Manifesto" 20.3.05

    Il gallo Asterix osserva i suoi nemici picchiarsi come tamburi e si lascia scappare questa freddura: «I goti che picchiano i goti! Che goturia!».

    Battuta antica, che si adatta bene al fenomenale avanspettacolo di questi giorni: fascisti che fregano fascisti, camerati che minacciano camerati, arditi che si giurano vendetta.

    Tra i labari e i saluti romani spuntano firme taroccate, incursioni informatiche, spionaggio cacio-e-pepe, parolacce e battute da caserma. Sono contro la violenza e non auspico certo che si arrivi al manganello. Ma una bella ciucca di olio di ricino, per fare la pace tra balilla e ricordare i vecchi tempi sì, mi farebbe piacere. Dunque, lo scenario. Da una parte la signora Mussolini, accompagnata dalla schiumazza del neo(?)nazismo nazionale. I Fiore, i Tilgher, roba brutta, insieme a giovinotti afflitti da alopecia e da un certo folklore celtico, nostalgici di zio Adolf, un po’ ritardati che ancora se la menano con Evola e quelle cose lì. Dall’altra parte monsieur Storace, gerarca della regione Lazio, uno che del fascismo ha mantenuto il tono sprezzante delle dichiarazioni e una certa tensione nella mascella volitiva, ma come un travet democristiano distribuisce consulenze e finanziamenti, crea società, assume amici e amici degli amici, con particolare riferimento ai camerati della sua fazione. Tra queste due belle compagnie - due stili di vita, si direbbe - si muove oggi la gloriosa tradizione del fascismo italiano. Certo, sembra cabaret di bassa lega, ma se pensate che la bella scenetta avviene a un mese dal sessantesimo compleanno della Liberazione, quando i fascisti vennero cacciati a colpi di schioppo, la faccenda dà da pensare. Se non fosse una rissa da cortile, potrebbe somigliare persino a un dibattito storico: chi diavolo sono i fascisti? Secondo una semplificazione manesca - dunque in linea con l’ideologia in oggetto - i perfetti eredi del fascismo sarebbero oggi i camerati della Mussolini.

    Non solo per il nome in ditta, che comunque conta, ma per quel loro agire arditamente, per la gadgettistica e financo per la grafica, piena di fiamme, tombe, scritte runiche sugli striscioni, croci celtiche e altra paccottiglia Predappio-style. Sarebbero una specie di fascisti antemarcia, burbanzosi bellimbusti che vanno a cercare «la bella morte», per fortuna soltanto a parole, perché la sanità nel Lazio è pur sempre pubblica e le ingessature finiremmo per pagarle noi. Nel programma elettorale hanno parole di fuoco contro «la burocrazia», i «cittadini in fila», prendendosela ovviamente con gli stranieri immigrati. Rilasciano dichiarazioni contro il Tar del Lazio, che è «come un soviet». Una caricatura, insomma. Dall’altra parte, invece, è il potere che traccia il solco, e i finanziamenti che lo difendono: Storace e la sua indefessa opera alla regione Lazio. Bella la finale di miss Intimo (un impegno nella cultura), ben graditi i finanziamenti alla fondazione Evola (non si scordano gli amici), fino ai soldi stanziati più volentieri per i comuni in mano alla destra, alla promessa (non mantenuta) di dentiere per gli anziani. Mentre Alessandra e la sua scapigliata Hitlerjugeland sono a prima della marcia su Roma, Storace è già avanti, installato in quella sorta di ministero che gestisce flussi di denaro, di potere, di incarichi. Con un po’ di demagogia populista e molto dirigismo di stampo dittatoriale: pure i consiglieri regionali, pure i suoi, apprendono dai giornali le decisione prese e da prendere.

    Qui si infrange il dibattito storico: per somma fortuna niente omicidi, deportazioni, leggi razziali, guerre coloniali e dittaura. Alla fine, nella scenetta edificante dove volano schiaffoni tra arditi antemarcia e gerarchi con l’auto blu, c’è molto di quella solenne pecionata che fu il dna del glorioso fascismo: battute maschie, populismo, promesse di dentiere, inni al coraggio, appalti concessi agli amici, sceneggiate napoletane, imbrogli e boia chi molla. Per stare al passo coi tempi c’è pure la pirateria informatica e gli hacker, ma anche qui in forma di burletta, perché gli hacker hanno usato una password, che è un po’ come fare una rapina con le chiavi della banca.

    Fascisti.

    Spettacolo deprimente per il solo fatto di essere ancora in corso.

    Ancora oggi, dopo sessant’anni dal giorno in cui se ne andarono senza nemmeno salutare.

  • Alternativa sociale potrà presentarsi alle regionali del Lazio

    Ribaltate le decisioni di Corte d’Appello e Tar sull’irregolarità nelle firme

    Consiglio di Stato accoglie
    il ricorso della Mussolini

    L’ex parlamentare di An esulta: "Finalmente è stata fatta giustizia"

    ROMA - Il Consiglio di Stato, rovesciando il verdetto del Tar del Lazio, ha accolto il ricorso di Alessandra Mussolini contro l’esclusione della sua lista Alternativa sociale dalle elezioni regionali del Lazio.

    La sentenza pronunciata dalla Quinta sezione del Consiglio di Stato, come si legge nel dispositivo, "accoglie l’appello e, in riforma dell’ordinanza impugnata, accoglie l’istanza cautelare proposta in primo grado e dispone l’ammissione delle liste ala competizione elettorale". "Tutte le firme depositate
    presso l’Uffico elettorale centrale regionale sono state autenticate da pubblici ufficiali a ciò abilitati", si legge ancora nella sentenza, e "l’autenticazione deve essere redatta in seguito alla sottoscrizione e consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale che la sottoscrizione stessa è stata apposta in sua presenza previo accertamento dell’identità della persona che sottoscrive".

    Alternativa sociale potrà quindi partecipare regolarmente alla competizione elettorale del Lazio. In un primo momento la lista fondata da Alessandra Mussolini era stata esclusa dalla Corte d’appello di Roma in seguito a delle presunte irregolarità nella raccolta delle firme necessarie a sostenerla, decisione confermata la settimana scorsa dal Tribunale amministrativo del Lazio

    (22 marzo 2005)