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Cofferati (timido) chiede legge e ordine. I giudici (spavaldi) incriminano 34 ragazzi

venerdì 4 novembre 2005

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di Checchino Antonini

Gli "apaches" arrivano a Piazza Maggiore che è già tramontato il sole. Arrivano coi tamburi e i totem, arrivano urlando. Un cartello chiarisce: «Vogliamo tutto».

Sono usciti poco prima dalla "riserva" di Piazza Scaravilli, zona università. La riserva, naturalmente, è un’aula occupata. Il tam-tam si sente chiaro e forte dalla sala del Consiglio di Palazzo D’Accursio. Sotto, gli studenti rivivono, mettendola in scena, la carica del 28 ottobre con i manganelli che hanno ragione in pochi attimi delle mani nude aggrappate a uno striscione.

Appare un Tex Willer con accento meridionale. E’ un fuorisede, uno dei 60mila ospiti paganti della città.

Per l’occasione, il ranger di carta (così amato dal sindaco da suscitare, in altri tempi, la gelosia di Pezzotta che non volle il personaggio bonelliano come testimonial del concertone di S. Giovanni) stavolta è un professore precario che prova a spiegare all’ex leader della Cgil le implicazioni della parola legalità: «Se la legalità nega i diritti, per esempio agli indiani poveri che si accampano lungo il fiume, allora non è più legale!». «Tex, finalmente?», esclama un finto Cinese, folgorato. «Coffy, scopri le carte», incalza il Tex fuorisede poco prima che gli "apaches" metropolitani invadano pacificamente il cortile di Palazzo D’Accursio. E’ l’anteprima dell’assemblea dei movimenti autoconvocata per la sera nella Cappella Farnese del municipio, che vedrà almeno cinquecento "teste" al lavoro e un gran via vai di giovani e curiosi.

Perché "Coffy", proprio nel giorno in cui la Procura annuncia 34 indagati per la «manifestazione non autorizzata» del 28 ottobre, le carte le ha scoperte davvero. A modo suo, certo. L’ordine del giorno sulla legalità, più volte annunciato, è stato presentato ieri mattina in Giunta mentre il finto Bruno Vespa di "Striscia la notizia" si aggirava nei cortili del Palazzo per consegnare un fez al "ruspa-nte" podestà. «E’ un documento politico scarno», spiega Cofferati in una sbrigativa conferenza stampa nel primo pomeriggio.

L’odg, che si intitola "Legalità e solidarietà per lo sviluppo economico, la coesione e la giustizia sociale", tornerà in Giunta, un po’ emendato, martedì prossimo dopo incontri del sindaco con i partiti dell’Unione che non hanno consiglieri - udeur, pdci e sdi - e dopo un non ancora chiarito percorso di consultazione nella città. Non si sa, infatti, se saranno chiamati in ballo i consigli di quartiere o più informali assemblee popolari magari nei centri anziani, ventre molle del consenso al sindaco peronista.

Se mancano politiche sociali inclusive, premette Cofferati nelle tre paginette di documento, è colpa di «pratiche e situazioni non rispettose delle leggi». In pratica, si parte scambiando la causa con l’effetto. Per fare un esempio: gli studenti occupano case colpevolmente non ristrutturate e non assegnate da 10 anni dal comune - ce ne sono almeno 7mila vuote e 5mila affitti al nero - ma il sindaco addossa loro la colpa delle mancate assegnazioni. E se ci sono leggi sbagliate (Moratti, Bossi-Fini, legge 30, leggi Cossiga eccetera), sostiene Cofferati che vanno cambiate in Parlamento.

«L’amministrazione non può accettare la loro violazione come prassi politica. L’illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazione», si legge in neretto sul documento poco prima di avvisare che la discriminante per l’accesso a politiche di tutela dei più deboli è «verso chi si pone fuori dalla legge o si sottrae ai percorsi di legalità che si possono attivare». E se il lavoro nero vi sembra una piaga non prendetevela col primo cittadino ma con la «negativa e incoerente legge Bossi-Fini». Tutto qui. L’annunciata condanna della legge che produce clandestinità e disperazione (nel gergo cofferatiano, che «sottrae ai percorsi di legalità) si esaurisce in pochissime righe che auspicano il voto amministrativo per i migranti (quelli superstiti, naturalmente) e il ricorso a un articolo della Turco Napolitano per sanare chi denunci il proprio caporale. Ma è un escamotage che trova scettici innanzitutto i sindacati.

«Poche righe e ambigue», commentano a caldo Roberto Sconciaforni e Valerio Monteventi, consiglieri comunali di Rifondazione: «La proposta è palesemente ambigua e tende a coprire gli sgomberi delle ultime settimane».

Ruspe che hanno distrutto una bidonville di muratori rumeni senza fornire un’alternativa dignitosa, e tantomeno concordata, neppure a donne e bambini. «E’ impossibile accettare di mettere sullo stesso piano situazioni di disagio, di sofferenza sociale e comportamenti criminali. Con questi presupposti l’azione di governo tende solo a colpire i più deboli», dice anche Tiziano Loreti, segretario provinciale del Prc con i segni addosso, un collare, della violenza di polizia del 28 ottobre scorso. Quello che avevano in mente Rifondazione e le reti di movimento cittadine, come tanto associazionismo cattolico, è un «percorso partecipativo e inclusivo sui veri problemi della città: diritto alla casa, accoglienza per i migranti, fabbriche in crisi, spazi di aggregazione, potenziamento dei servizi sociali, lotta al lavoro nero», scrive Rifondazione bolognese. E da Roma, Fausto Bertinotti fa sapere di essere assolutamente solidale con questa posizione. «Attenzione che Parigi non è una cosa lontana - dirà a La7 il segretario nazionale Prc - stiamo assistendo a una crisi sociale drammatica: questa è la luna che non vorrei venisse dimenticata per guardare il dito».

«Mi chiedo se potrebbero stare in questa maggioranza i sindaci che stanno bloccando le strade della Val di Susa contro la Tav», dice Valerio Monteventi, consigliere eletto nel Prc attualmente autosospeso dalla maggioranza. Il consiglio comunale, convocato nel primo pomeriggio, ignorerà l’odg ma fuori non si parlerà d’altro. A destra, al di là di richieste rituali di dimissioni, il documento piace: la Lega, infatti, regala la tessera da aspirante a Cofferati, An chiede di votarlo a pezzi così da bocciare solo l’apparente bocciatura della Bossi-Fini e la lista Guazzaloca manderà un Balanzone (la maschera della "bolognesità") in giro per Palazzo D’Accursio per attirare l’attenzione dei cronisti venuti da tutta Italia su una poco credibile emergenza microcriminalità. Forza Italia chiede al Prc di lasciare la giunta mentre dalla Margherita e da alcuni assessori arrivano dichiarazioni incolori. Più netto il giudizio dei verdi che oggi si riuniranno con i partner dell’Altra sinistra (il coordinamento di consiglieri con Prc e Cantiere): «Non prenderemo parte alla discussione dell’ordine del giorno perché mette a rischio un patto sociale delicatissimo, siamo l’unica grande città senza una delega alle politiche giovanili», dice a Liberazione Roberto Panzacchi, consigliere del Sole che ride, tra i primi ad accorrere sul Lungo Reno la mattina dello sgombero. «La violazione della Bossi Fini è un diritto esistenziale», aggiunge il commissario cittadino dei verdi, Carmelo Adagio. La durezza dei passaggi di Cofferati sembra, a Serafino D’Onofrio, occhettiano del Cantiere, «scritta apposta contro Rifondazione. Il sindaco è dirigista e solitario: solleva un caso alla settimana, senza mai consultare la sua stessa maggioranza».

L’odg rimbalza a Roma dove An provoca Veltroni e lo invita a fare come Cofferati, ossia a bocciare la delibera sull’emergenza abitativa, scritta con i movimenti, che prevede perfino requisizioni straordinarie di case sfitte. Di Pietro chiede all’Unione di aprire la questione a livello nazionale. Patrizia Sentinelli, capogruppo Prc in Campidoglio, respinge la provocazione al mittente e, «all’ambiguo e insidiso odg di Cofferati» contrappone proprio l’esperienza di democrazia partecipata che ha partorito quella delibera. Domani, sbarcherà in città Pecoraro Scanio e sabato, con tutt’altra preoccupazione, il forzista Bondi. I Cobas, con un lungo documento, ricordano l’escalation di Cofferati - dalla legge antisciopero alla stagione che portò alla concertazione e al furto della scala mobile, fino alla manifestazione dei 3 milioni in difesa dell’articolo 18 dove l’allora leader negò la parola al movimento no global e, poco dopo, invitò ad andare al mare nel giorno del referendum sulla generalizzazione di quell’articolo. Intanto su Indymedia, un professionista bolognese pubblica un reportage sull’abusivismo, quello vero, sul Lungo Reno: strade, capannoni industriali e finanche un ponte. Ma se il sindaco mandasse le ruspe anche lì gli toglierebbero la tessera della Lega.

http://www.liberazione.it/giornale/051103/LB12D6DE.asp