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L’Unione senza fatto

giovedì 16 febbraio 2006

di SPOCK

Dopo San Valentino forse vale la pena tornare sul mancato inserimento dei Pacs nel programma dell’Unione.

I movimenti (giustamente) sono sul piede di guerra, il che dovrebbe far riflettere, visto che la bandiera gay è quasi uguale a quella dei pacifisti. La Rosa nel Pugno non ha firmato il programma.

Rifondazione e gli altri partiti della sinistra radicale, pur avendolo sottoscritto, si riservano di continuare a chiedere i Pacs e non il semplice riconoscimento dei diritti di ciascun individuo nelle unioni di fatto.

Una formulazione, quella del programma unionista, che Franco Grillini ha bollato con un "ci mancherebbe" tanto per far capire a chi deve capire che la partita è tutt’altro che chiusa.

Il fatto che l’Unione continui a parlare di unioni di fatto (scusate il bisticcio di parole) dice che ad esse è (sarebbe) preclusa la possibilità di diventare di diritto. Mentre, per ironia del linguaggio, i loro diritti sarebbero tutelati.

Ci troveremmo quindi di fronte ad una contraddizione non solo linguistica difficilmente
spiegabile agli elettori: queste unioni esistono, e noi vogliamo garantire ai loro contraenti certi diritti.

Ma non fino al punto di sancire la loro esistenza. Sarà un po’ complicato riconoscere la reversibilità della pensione o l’eredità della casa, o ancora il diritto all’assistenza in ospedale a qualcuno/a del quale lo Stato non conosce i rapporti che intercorrono con l’altro soggetto.

Cosa farà fede, il certificato di residenza (come è oggi per le convivenze more uxorio)? La parola del vicino? Non foss’altro per una autotutela dello Stato, per evitare truffe e raggiri, sarebbe più logico istituire per lo meno un registro presso
ogni comune. Ma a questo qualcuno non ci pensa, accecato forse dal numero di voti che, si illude, possa guadagnare tra i cattolici.

Illusione allo stato puro peraltro, se è vero che alla maggioranza degli italiani,
compresi quelli praticanti, i Pacs vanno benissimo. Abbiamo avanzato nei giorni
scorsi il sospetto che il tracollo della Margherita nei sondaggi (dal 13 al 9,5%) possa avere una qualche connessione con quella che Vladimir Luxuria ha definito "la vaticanodipendenza di Rutelli". Magari non è così, ma noi al posto dei Dl non rischieremmo.

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