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La lettera che Fausto Bertinotti ha scritto al presidente dell’Arcigay Sergio Lo Giudice

mercoledì 14 settembre 2005

Caro Lo Giudice,
Intendo assumere un impegno preciso rispetto alle richieste che il movimento GLBT ha avanzato ai candidati per le primarie dell’Unione.

Penso a tre questioni fondamentali.

La prima consiste in una serie di interventi che potremmo definire di “legislazione positiva” per il vero superamento di ogni forma di discriminazione per i gay, le lesbiche e i transessuali (nel lavoro, nelle relazioni sociali, nei diritti) sulla base del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere. Non parlo solo di interventi normativi ma anche di carattere regolamentare, di monitoraggio e di promozione al fine di avviare un processo positivo di superamento di discriminazioni, ostacoli e per l’estensione di diritti e opportunità. In questo quadro si inserisce, tra l’altro, anche la necessità di superare la normativa esistente per i transessuali, la legge 164 del 1982.

La seconda riguarda un impegno specifico e preciso per l’approvazione di una legge per il riconoscimento delle unioni di fatto, per i PACS, e la garanzia di diritti fondamentali alla persona che oggi vengono negati.

La terza riguarda una serie di impegni sui quali concordo pienamente, anche rispetto al ruolo che il nostro Paese può assumere a livello internazionale per la promozione di una nuova stagione dei diritti umani e per l’assunzione di misure di condanna e di contrasto per quei Paesi che praticano forme di discriminazione e repressione, spesso violenta, nei confronti dei gay, delle lesbiche e dei transessuali.

Penso che questi interventi siano fondamentali dentro una ispirazione.

Penso, infatti, che sia necessario avviare un nuovo corso politico, in cui diritti del lavoro, diritti sociali e diritti della persona non possano essere separati ma vadano intrecciati in un processo di vera riforma del nostro Paese. Uscire dalla precarietà, dalla povertà di massa e dal declino se non parla anche di una nuova stagione dei diritti della persona divengono parole mute, incapaci a coinvolgere milioni di persone nel progetto di cambiamento di cui la nostra società ha bisogno.

Insomma, penso che senza l’ispirazione di una alternativa di società non si possa riuscire neanche a fare i piccoli passi concreti, necessari ad uscire dalla crisi in cui l’Italia è immersa, una crisi che non è solo di carattere economico ma che interviene complessivamente sui fattori di coesione sociale e sulla stessa tenuta democratica. Credo, infine, che un vero processo di cambiamento non possa non fondarsi sull’autonomia dei movimenti, superando cioè l’idea vecchia e perdente per la quale ai movimenti spetta solo il primo tempo della partita contro le destre, quella dell’opposizione, per poi passare il testimone ai partiti quando si tratta delle politiche di governo.

Superare l’idea del “governo amico”, nessuna delega ma un rapporto di autonomia che consenta ai movimenti di incidere effettivamente nelle scelte. E’ questo per noi anche l’obiettivo delle primarie: attraverso un confronto serrato, spostare a sinistra, nella direzione di una politica di pace e dell’estensione dei diritti, l’asse politico e programmatico dell’Unione. Senza di questo la sconfitta delle destre sarebbe solo apparente. E’ con questi contenuti e questa ispirazione generale che do la mia convinta adesione alla piattaforma che le associazioni gay, lesbiche e transessuali hanno presentato.

Cordialmente
Fausto Bertinotti