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Sull’amnistia un altro balletto?

venerdì 8 aprile 2005

Solo Lega e Di Pietro bocciano un provvedimento di clemenza. Ma sul fatto che tutti gli altri siano d’accordo non c’è da mettere la mano sul fuoco

di MANUELA CARTOSIO

Novembre 2002: Karol Wojtyla, primo papa in visita al Parlamento, sollecita alle istituzioni «un segno di clemenza» per i carcerati. Lui vivo, il Parlamento non diede seguito alla sua richiesta. Lui morto, qualcuno cerca di rimediare. E’ ripartito il dibattito su ammnistia e indulto. Visti i precedenti, c’è il fondato timore che si riduca a un balletto. «Vergognoso», dice Giuliano Pisapia (Prc), tanto favorevole all’amnistia quanto pessimista: «Non se ne fece nulla allora, dubito si arrivi a qualcosa di concreto ora, siamo in campagna elettorale e durerà un anno».

La prima mossa l’ha fatta Marco Pannella. Il suo sciopero della sete, iniziato quattro giorni fa, ieri ha avuto qualche riscontro. Alla Camera, il presidente della commissione giustizia Gaetano Pecorella (Fi), ha chiesto che vengano rimesse all’ordine del giorno le proposte di legge in materia di amnistia e indulto.

Al Senato, sono stati presentati due nuovi disegni di legge: uno dell’Unione, l’altro «trasversale», firmato anche da Andreotti e Cossiga. Ieri si sono ascoltate solo due voci contrarie. Quella sprezzante del leghista Luciano Dussin: «Ma stiamo scherzando? Noi non voteremo mai a favore. Se vogliono farsi del male, sappiano quel che li aspetta». E quella rocciosa di Antonio Di Pietro: «Non si può abbassare a guardia contro la criminalità, né concedere impunità». L’Italia dei valori, ha aggiunto, non è d’accordo con la proposta di legge presentata al Senato. Che, quindi, va intesa come un’iniziativa fatta «a titolo personale».

Per approvare amnistia e indulto occorre la maggioranza dei due terzi. Il voto contrario della lega (l’IdV non ha rappresenti in Parlamento) non basterebbe a bloccare un provvedimento di clemenza. Sembrerebbe tutto fatto. E invece no, perché resistenze, vischiosità, tentennamenti occulti sono molto robusti. E serpeggiano anche nel centro sinistra.

Il disegno di legge dei senatori dell’Unione prevede l’amnistia per i reati con pene fino a quattro anni e l’indulto di due anni, non applicato però alle condanne per reati gravi (terrorismo, criminalità organizzata, violenza sessuale e sui minori, traffico di stupefacenti, corruzione e concussione, reati di natura finanziaria). Il provvedimento di clemenza è «sempre più necessario e urgente», dice il primo firmatario Alessandro Battisti (Margherita), per sfoltire sia la popolazione carceria - 55 mila detenuti per 40 mila posti - che i processi. Amnistiati i reati minori, i processi per i reati più gravi sarebbero celebrati più celermente.

Le diverse iniziative in campo fanno «ben sperare» Massimo Brutti, resposabile giustizia dei Ds, «stiamo lavorando perché al più presto si crei un orientamento condiviso e definito all’interno dell’Unione, a cominciare dalla precisa portata del provvedimento». Dal che si evince che nel centro sinistra l’accordo ancora non è stato trovato. Quanto alla Casa delle libertà, i suoi inquilini sono in tutt’altre faccende affaccendati.

Di qui il pessimismo di Giuliano Pisapia che, a scanso di equivoci, fissa in una settimana il tempo massimo per fare chiarezza: o la maggioranza dei due terzi c’è, oppure si lasci perdere. Per decenza politica e per rispetto dei detenuti già ripetutamente illusi e delusi. «Non si scherza con la vita delle persone». Sulla stessa lunghezza d’onda il verde Paolo Cento: «Siamo pronti a un impegno serio e concreto, l’unica cosa su cui siamo indisponibili è contribuire a un dibattito astratto e inconcludente che illuda i detenuti e le loro famiglie».

Marco Pannella deciderà oggi se continuare lo sciopero della fame e della sete. Da Parigi Oreste Scalzone si «aggiunge», cosa diversa dall’«aderire», allo sciopero della fame del leader radicale. «Il mio interlocutore - dice l’ex di Potere Operaio - non è la Politica, bensì il movimento dei movimenti». Al quale Scalzone pone due domande: è d’accordo a promuovere un referendum per abrograre il quorum dei due terzi in materia di amnistia e indulto? Ci sta a promuovere una legge di iniziativa popolare che riproponga il progetto d’indulto del ’97?

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